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giovedì 31 gennaio 2013

Bersani … il mendicante


Abbandonate le vesti del trionfatore, da qualche settimana Pierluigi Bersani si è abbigliato con le vesti di un questuante.
Dapprima, ha piatito la desistenza di Rivoluzione Civile nel voto per il Senato, in modo da avere maggiori probabilità di ottenere la maggioranza a Palazzo Madama, ed Ingroia gli ha sbattuta la porta in faccia.
Oggi invece, con parole del tutto cervellotiche: “noi abbiamo fatta una proposta civica, loro si chiamano Scelta Civica, chissà che ci pensino”, si rivolge implicitamente a Monti per chiedergli di abbandonare al suo destino Albertini ed appoggiare il candidato PD alla Regione Lombardia, Ambrosoli.
Ora che per la semplice comunanza di una parola, “civica”, possa pensare che Monti ed Albertini rinunzino alla loro proposta politica per favorire il PD, mi sembra frutto di una mente non in buona salute.
Sarebbe un po’ come dire che, se due aziende concorrenti riportano nella loro ragione sociale la dicitura “società per azioni”, una delle due possa chiedere all’altra di stare lontana dal mercato.
L’impressione è che gli ultimi sondaggi, che vedono ridursi il distacco tra centrosinistra e centrodestra, stiano causando a Bersani così tanta strizza da fargli dire e fare cose strampalate.
Non ci sarebbe da stupirsi, perciò, se domani, dopo aver ricevuto anche l’inevitabile fatal rifiuto da parte di Monti, Bersani possa chiedere a Beppe Grillo il suo sostegno per vincere la corsa alla presidenza della Regione Lombardia.
Giorno dopo giorno, man mano che la poltrona di Palazzo Chigi gli appare sempre più difficile da raggiungere, Bersani rischia di scivolare nel ridicolo.
Così come ridicole, d’altra parte, sono le badilate di “non so e se c’ero dormivo” con le quali, Bersani & Co, si affannano a nascondere le magagne del MPS.
Da oltre 20 anni a Siena, in Comune e Provincia, a farla da padrone è il PD, oggi, ed i suoi antenati, prima.
Nella Fondazione MPS il PD ed i suoi antenati, hanno sempre disposto della maggioranza più che assoluta, ed hanno scelti loro i vertici di MPS.
La storiella che fossero solo i rappresentanti locali del PD a gestire i legami con MPS non solo non è credibile, ma appare come uno squallido tentativo di fare lo scaricabarile.
Il vero problema di Bersani, in questa campagna elettorale, è che ha difficoltà a proporre agli elettori i suoi programmi, per cui è costretto a mendicare soccorsi a destra ed a manca.
Infatti, se andasse in TV ad esporre i programmi del PD, quelli che lui ha veramente in testa, finirebbe per dire cose, per non compromettere il matrimonio con Vendola, che infastidirebbero le correnti più centriste e moderate del PD, e dall’altro, per non scontentare questi suoi compagni di partito dovrebbe fare affermazioni indigeste a Vendola.
È contro la sua natura, di persona paciosa e perennemente insicura, doversi esibire, questa volta, come funambolo, senza rete, e camminare su un cavo teso sopra un mare di fanghiglia, evitando di cadere giù e sperando di arrivare fino a Palazzo Chigi.
Se questa volta, dopo aver imbrogliate le carte per sconfiggere Renzi, non dovesse raggiungere il traguardo, per Bersani si celebrerebbe il funerale politico.

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