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venerdì 4 gennaio 2013

Se i politici avessero il coraggio della trasparenza

Mancano sette settimane all’apertura dei seggi per le elezioni politiche 2013.
Lo si capisce dalle innumerevoli incursioni in radio, in TV, sulla stampa, che Berlusconi effettua, ogni giorno da un mese, e dalle prime comparse di Mario Monti, nella sua nuova veste di politico, mercoledì mattina su “Radio Anch’io” e giovedì mattina su “RAI Uno Mattina”.
Sono bastate due sole interviste fatte al politico Monti per scatenare le ire ridicole di Berlusconi e dei suoi lacchè, che contestano l’eccessivo spazio concesso a Monti.
Una faziosità così ottusa da rasentare l’indecenza !
Anche perché, attraverso le onde radio e gli schermi televisivi sono presenti, ogni giorno, i politici di tutti i partiti, di prima, di seconda e perfino di terza fascia.
Quello di cui si avverte la mancanza, invece, è una modalità che costringa i politici alla trasparenza quando si propongono ai cittadini.
Come elettore mi interesserebbe che, in campagna elettorale, coloro che erano in Parlamento nella legislatura terminata, e si ricandidano, si presentassero agli elettori dichiarando, ad esempio, per quali leggi abbiano votato a favore o contro.
Sarebbe già sufficiente una specie, diciamo così, di “curriculum dei voti dati”, per mettere l’elettore nella condizione di valutare la propria affinità politica con ogni candidato e con il partito.
Sono certo che l’idea potrà sembrare bizzarra e non gradita ai politici, ma proverò a motivarla con un’esemplificazione.
Con il DL 201 del 6.12.2011, noto come “Salva Italia”, art. 23ter, il Governo Monti è intervenuto per arginare lo scandalo degli stipendi faraonici percepiti dai boiardi di Stato, fissando, come limite massimo, il trattamento economico percepito dal primo Presidente della Corte di Cassazione, cioè circa € 300.000.
Con quel provvedimento il Governo intendeva porre fine all’indecenza che aveva consentito, per fare solo tre esempi, al Presidente INPS di percepire uno stipendio di oltre 1.200.000 euro, al Capo della Polizia uno stipendio di 620.000 euro, ed al Ragioniere generale dello Stato uno stipendio di 520.000 euro.
Il dispositivo, ovviamente, avrebbe prodotti i suoi effetti anche ridimensionando le “pensioni d’oro” che questi manager avrebbero a suo tempo maturate.
Sennonché, proprio nelle ultime ore della legislatura, in corso di approvazione della cosiddetta “legge di stabilità”, che ti fa la senatrice del PdL Cinzia Bonfrisco ?
Presenta un emendamento che vanifica i paletti fissati dal Governo Monti e ne stabilisce la non retroattività ai fini pensionistici.
Che cosa comporta questo emendamento ?
Semplice, è un sontuoso regalo natalizio per i boiardi tuttora in servizio, i quali percepiranno una pensione, computata sulle retribuzioni fissate dal Governo Monti, solo a decorrere dall’entrata in vigore del decreto “salva Italia” mentre, per gli anni precedenti, la pensione continuerà ad essere commisurata alle retribuzioni percepite prima dell’entrata in vigore del decreto “salva Italia”.
Ecco perché mi piacerebbe che la ormai ex senatrice Bonfrisco, come tutti coloro che l’hanno seguita nell’approvare questo emendamento, si presentassero agli elettori e ne sollecitassero il voto solo dopo aver dichiarato, però, di essere i responsabili di questo atto scandaloso.
Certamente il mio voto non lo avrebbero mai e poi mai !
Questo, però, è solo un esempio !
Occorrerebbero, infatti, centinaia di pagine per ricordare tutte le sconcezze votate dai parlamentari di ogni partito, ed altrettante centinaia di pagine per menzionare i provvedimenti meritevoli bocciati invece dal loro voto contrario.

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