Google+ Followers

venerdì 18 gennaio 2013

Bunga bunga e “made in Italy”


Una carissima amica mi ha raccontato che a Chicago, mentre la conduceva dall’aeroporto all’hotel, il taxista le ha domandato … “e Berlusconi con il bunga bunga come va ?”.
Alla mia amica, pur se molto amabile, femminile ed un po’ berlusconiana, saranno girate le scatole nel rendersi conto che anche il bunga bunga è finito nel catalogo del “made in Italy”.
Per chi non lo avesse ancora capito, questo è il vero motivo per il quale, depositando i simboli per le prossime elezioni politiche, il PdL ha fatto scomparire il nome Berlusconi dai simboli predisposti per il voto degli italiani residenti all’estero.
È la prova provata che gli stessi berluscones sono ben consapevoli che all’estero ci si possa solo vergognare di lui !
Eppure, Berlusconi sostiene di essere molto stimato, ed in alcune circostanze perfino temuto, nei consessi internazionali.
Questa è una delle tante fregnacce che, con una faccia tosta senza uguali, l’ex premier osa ancora favoleggiare, a destra ed a manca, in questa campagna elettorale.
Prescindiamo, pure, dalla stampa di tutto il mondo che lo ha cucinato a puntino, con intingoli pepati ed irridenti.
Trattandosi, però, stando a Berlusconi di giornali che sono tutti comunisti, è evidente che congiurano contro di lui e per questo non c’è da prenderli in seria considerazione; questo vale, ad esempio, per il Financial Times come per Le Monde, per il New York Times e per The Wall Street Journal, per El Mundo e per Der Spiegel.
Prescindiamo anche dai sorrisini di derisione che Merkel e Sarkozy si sono scambiati, in Eurovisione, quando un giornalista ha fatto loro il nome di Berlusconi.
Va tutto bene, ma cosa pensare, invece, del palese discredito che Berlusconi si è procurato perfino presso il Partito Popolare Europeo, del quale il PdL è membro ?
Poco più di un mese fa, era il 13 dicembre 2012, all’Academie Royale di Bruxelles si è svolto il vertice del PPE che, come consuetudine, precede il Consiglio Europeo.
A rappresentare il PdL, e quindi l’Italia, era presente Berlusconi.
Con sorpresa di tutti, ed all’insaputa di Berlusconi, il Presidente PPE, Wilfried Martens, ha invitato però Mario Monti a riferire sulla situazione italiana, nonostante Monti avesse già anticipate, 5 giorni prima, a Giorgio Napolitano, le sue dimissioni da premier.
Una scelta, quella del vertice PPE, che è parsa a tutti come un fragoroso schiaffo a Berlusconi, avvalorato poi dalle sollecitazioni che, a più voci, lo stesso vertice PPE ha indirizzate a Monti perché proseguisse nella sua opera anche dopo le elezioni politiche.
Nella sostanza un vero e proprio endorsement del PPE a Mario Monti.
Trascorrono solo poche settimane ed ecco che il 15 gennaio 2013, Joseph Daul, capogruppo PPE al Parlamento Europeo dichiara: “il nostro candidato è Monti”.
Daul ammetterà, poi, di essere stato bacchettato dallo stesso Monti per queste sue parole, ma intanto la dichiarazione è stata ripresa dalle agenzie di stampa ed ha fatto il giro del mondo.
È evidente che se un individuo si fa notare per la sua incapacità di governare, per i suoi comportamenti clauneschi, per una condotta priva di etica ed irrispettosa delle leggi, all’estero raccoglie solo discredito e viene emarginato, al contrario di quanto accade in Italia.
Ne devono essere assolutamente consapevoli anche gli stessi berluscones, se si sono vergognati di far apparire il nome Berlusconi, come si è detto, nei simboli presentati per il voto degli italiani residenti all’estero.

Nessun commento: