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sabato 19 gennaio 2013

Sergio Marchionne non ha bidonato Monti


Trovo sempre sconcertante rilevare come l’opinione pubblica e la classe politica tendano a schierarsi, ora pro ora contro qualcuno o qualcosa, semplicemente sulla base di una notizia riportata dai media, senza neppure preoccuparsi di conoscerne presupposti e contingenze.
Purtroppo, oramai, abbiamo fatto il callo alla routine dello sbattere il mostro in prima pagina, ed i media troppo spesso non si rendono conto degli effetti deleteri che possono provocare la superficialità o la strumentalizzazione con cui diffondono le informazioni.
Eppure, perbacco, i media non sono entità irreali, sono la estrinsecazione materiale di individui, i giornalisti, che dovrebbero dare prova di appartenere ad una specie pensante.
Nei giorni scorsi sono apparsi sui giornali titoloni, ripresi in tempo reale dai telegiornali, del tipo “Due anni di cassa integrazione per 5000 operai”, oppure “FIAT, cassa integrazione a Melfi fino al 2014”, od ancora "Marchionne inguaia Monti".
Per la miseria, ma gli artefici di questi titoloni si saranno resi conto, mentre li scrivevano, dello stress che la loro lettura avrebbe provocato ai lavoratori di Melfi ed ai loro familiari ?
Sicuramente se ne sono fregati dell’allarme che stavano originando in 5000 famiglie, per loro era solo importante poter sbattere un mostro in prima pagina.
Ancora una volta, non era la prima e non sarà l’ultima, il mostro era la FIAT, o meglio Sergio Marchionne.
Musica per le orecchie di CGIL – FIOM, di arruffapopoli della sinistra radicale, di politicanti ottusi e di giornalucoli al loro soldo.
Senza neppure tentare di comprendere le motivazioni della FIAT, nel tritatutto diffamatore sono finiti Marchionne, i piani d’investimento per lo stabilimento di Melfi, e perfino Mario Monti che in dicembre aveva visitato quello stabilimento.
Di certo io non sono un supporter di Marchionne, come ho già avuto occasione di documentare in questo blog, il 17.09.2012 con ”Marchionne non era e non è l’uomo della provvidenza” ed il 27.9.2012 con “Quale il futuro della FIAT in Italia ?”.
Ho alle spalle, però, alcuni decenni di esperienze in imprese industriali, ma soprattutto sono stimolato sempre dalla voglia di capire prima di esprimere giudizi.
Per questo ho atteso di approfondire i fatti prima di avventurarmi in una mia personale valutazione.
Durante la visita a Melfi del 19 dicembre 2012, con John Elkann e Mario Monti, Sergio Marchionne ha confermata l’intenzione di investire nello stabilimento SATA, per produrre due modelli di mini-suv, con marchio Jeep e FIAT-Alfa Romeo, che affiancassero la produzione attuale della Punto.
Presso lo stabilimento di Melfi sono attive due linee di produzione, ed inevitabilmente una di queste avrebbe dovuto essere attrezzata per la produzione dei nuovi modelli di mini-suv.
Smontare, ricostruire ed attrezzare una linea di produzione automobilistica richiede dai 15 ai 18 mesi, a cui vanno aggiunti i tempi per i collaudi, la messa a regime, la formazione degli addetti.
Se, le nuove produzioni dovranno iniziare nel 2014, i 23 mesi di cassa integrazione (“a rotazione” per assicurare a tutti i dipendenti di non sentirsi emarginati dalla fabbrica !) costituiscono il tempo fisiologico per costruire ed avviare la nuova linea di produzione.
Prima di strumentalizzare la notizia, ai soli fini di una becera politica, sarebbe stato sufficiente che giornalisti, sindacalisti e politici si fossero soffermati a ragionare su alcune semplici osservazioni, comprensibili anche dai più stupidi di loro.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

la sottoscritta è una fra quelli che avevano attaccato la fiat e marchionne per questa ulteriore Cassa Integrazione, La notizia del nuovo impianto e dei nuovi modelli è venuta fuori dopo per cui ok questa cassa integrazione ci può anche stare....
Però converrai con me che Fiat ha, come dire, cioè ha sfruttato per many e many years questo sistema di ferma degli operai, e a mio avviso ci ha fatto i soldi con questo sistema.Secondo me gli utenti che hanno sottolineato questa notizia (me compresa) sono quelli che consapevolmente riscontrano un deja vu del sistema Fiat cioè, sfruttare lo stato con la cassa integrazione, non andrebbero biasimati perchè forse c'è una non così lontana possibilità che le produzioni vengano spostate in Paesi più redditizi... Forse la critica a Marchionne si può tradurre in PAURA di perdere una Azienda che rappresenta uno dei fiori all'occhiello dell'Italia

Alex di Monterosso ha detto...

Non c'è dubbio che la FIAT, ma non solo lei, abbia scaricato sulla CIG, e quindi sui contribuenti italiani, più e più volte, le sue scelte sbagliate. Tra le scelte sbagliate c'è anche quella di aver impiantati stabilimenti, qua e là, che si sono dimostrati, nel tempo, improduttivi, e questo per accontentare questo o quel politico. Certo che ha sbagliato a far produrre la nuova 500 in Polonia invece che a Mirafiori, ma livelli di produttività e costo del lavoro, in Italia, impediscono la competitività economica dei prodotti non solo FIAT. E poi, e poi c'è il problema sindacale che rappresenta un bel macigno. Ora, se la FIAT produce ancora in Italia è solo per non tradire le sue origini perché, per una banale logica di profitto avrebbe già dovuto chiudere tutti gli stabilimenti italiani.

Anonimo ha detto...

Mi sembra una risposta troppo semplicistica, allora secondo questa logica,poichè la MO in Italia è cara, andiamo a produrre nel terzo mondo così oltre a creare più disoccupazione nel nostro Paese (già molto afflitto da questo problema) anche il nostro made in Italy va a farsi benedire. Magari, mi sbaglerò ma questa è la mia opinione .

Alex di Monterosso ha detto...

Non è semplicistica, ma è la logica della competizione mondiale nella quale vinci se hai dei plus, altrimenti scompari dal mercato. Il "made in Italy" vince perché offre plus qualitativi, di stile e di creatività. Ma, per i prodotti che hanno tecnologie oramai allineate la differenza la fa solo la competitività economica. Ferrari vende perché è unica... ma la FIAT Punto è uccisa da 10, 20 auto che offrono le stesse prestazioni ad un prezzo minore. Ad esempio, nel segmento di prezzo tra i 10 ed i 15 mila euro... dov'è la FIAT ?