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venerdì 11 gennaio 2013

Bersani parla come “un disco rotto”


Quando ero bambino ed insistevo per avere un gioco od un dolce, mia mamma mi ripeteva “sembri un disco rotto”, alludendo a quei 78 giri, oramai logori, sui quali la puntina del giradischi si impiantava in un punto e ripeteva all’infinito sempre lo stesso verso della canzone.
Oggi, i dischi a 78 giri si trovano solo più nei mercatini di antiquariato, mentre sono ancora di moda alcune persone che si esprimono proprio come se fossero un “disco rotto”.
È il caso, ad esempio, di Pierluigi Bersani.
Non passa giorno, infatti, che Bersani non rivolga a Mario Monti tutte le volte le stesse stucchevoli domande.
“Monti dica con chi sta ?”, oppure in alternativa, “Monti dica contro chi combatte ?”.
Non so che cosa gli psicologi sarebbero in grado di riconoscere nella insistenza con cui Bersani continua a porre queste domande, a me sembrano soprattutto effetto di una insicurezza infantile che necessita di costanti rassicurazioni.
Quanto più si avvicina la data delle elezioni, tanto più Bersani è alla ricerca di rassicurazioni sul fatto che davvero lui potrebbe diventare premier.
In queste domande, però, mi sembra di cogliere anche il retaggio di un modo vecchio di intendere e fare politica, un pensiero prodotto dallo scadente bipolarismo degli ultimi 20 anni.
Orfano della guerra al “berlusconismo”, Bersani non riesce a concepire che si possa fare politica non “con” o “contro” qualcuno, ma “a vantaggio dei cittadini e del Paese”.
Gli elettori, purtroppo solo quelli che hanno capacità di intendere e di volere, non votano “con” o “contro”, ma valutano i programmi delle formazioni politiche e scelgono il programma, e quindi il partito, nel quale riconoscano maggiori riscontri alle loro aspettative.
Proprio perché dotati della capacità di intendere e di volere, sanno distinguere tra “programmi fanfaroni” e “programmi realistici”, tra candidati perbene, almeno formalmente, e candidati inquisiti o corrotti, tra premier credibile e premier cacciaballe.
Infatti, il valore più prezioso della democrazia si realizza proprio nel pluralismo delle idee e delle opzioni, pregio che il bipolarismo, invece, tende ad annullare costringendo a catalogare la politica in bianca e nera, in buona e cattiva, in bella e brutta.
Quindi, Bersani deve mettersi il cuore in pace ed accettare che Monti proponga il suo programma agli elettori senza pretendere che si schieri, per forza, “con” o “contro” qualcuno.
Saranno gli elettori a valutare se la “Agenda Monti” risponda o no alle loro aspettative e decideranno, di conseguenza, come votare.
Dalle urne uscirà il responso, espressione di quel “popolo sovrano”, così corteggiato, da tutti i politici, in campagna elettorale e così umiliato e deluso, poi, una volta chiuse le urne.

1 commento:

Anonimo ha detto...

92 minuti di applausi.
Banjo